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Medici: Responsabilità penale dei medici per carente controllo e terapia post operatoria
Due medici venivano sottoposti a giudizio per rispondere del reato di lesioni personali colpose in relazione alla amputazione di parte della falange distale del quinto dito della mano destra subita da un paziente il quale, mentre era intento a riparare il cavo metallico dell'acceleratore di una vespa, riportava una grave ferita da taglio; recatosi presso l'ospedale, veniva sottoposto ad intervento chirurgico di sutura e cucitura del tendine, ricevendo, all'atto delle dimissioni la prescrizione di presentarsi a distanza di 10 giorni per un controllo. Al primo controllo veniva invitato a ritornare dopo altri 10 giorni; a questo secondo controllo veniva informato che avrebbe dovuto presentarsi tutti i giorni per effettuare delle medicazioni.
Così fece per un mese, fino a quando, su consiglio di un altro medico dello stesso ospedale, si recava al reparto di chirurgia plastica dell'ospedale dove purtroppo apprendeva che il dito era andato in necrosi e doveva essere praticata l'amputazione della falange.
Si contestava ai due medici di aver reso necessaria tale amputazione per non aver posto in essere una condotta diligente specie nel decorso postoperatorio, omettendo di prescrivere la terapia antibiotica e di effettuare gli opportuni controlli e medicazioni sulla ferita, comportando così il ritardato accertamento della infezione insorta e l'impossibilità di contrastare efficacemente il processo necrotico.
Così fece per un mese, fino a quando, su consiglio di un altro medico dello stesso ospedale, si recava al reparto di chirurgia plastica dell'ospedale dove purtroppo apprendeva che il dito era andato in necrosi e doveva essere praticata l'amputazione della falange.
Si contestava ai due medici di aver reso necessaria tale amputazione per non aver posto in essere una condotta diligente specie nel decorso postoperatorio, omettendo di prescrivere la terapia antibiotica e di effettuare gli opportuni controlli e medicazioni sulla ferita, comportando così il ritardato accertamento della infezione insorta e l'impossibilità di contrastare efficacemente il processo necrotico.
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