Il divieto di svolgere attività libero professionale da parte del medico che è stato ammesso a partecipare al corso di formazione specifica in medicina generale previsto nella citata disposizione legislativa discende da una valutazione ex ante che il legislatore ha ritenuto di porre in essere per il conseguimento di una finalità di interesse pubblico, quale è quella della massima preparazione, sia a livello teorico sia pratico, da parte di professionisti cui affidare la cura di uno dei più importanti valori, quale è la salute, riconosciuti e tutelati anche a livello costituzionale (cfr. art. 32 Cost).

Risulta sussistente nella fattispecie oggetto del presente giudizio anche il nesso di causalità in quanto è dallo svolgimento di attività libero professionale da parte del sanitario che è derivato il danno per l’Azienda Sanitaria locale consistente nell’erogazione di somme a titolo di borsa di studio ad un medico corsista che, contravvenendo ad una specifica disposizione di legge (i.e. artt. 24, comma 1 e 34, comma 1 secondo periodo, D.Lgs. n. 368 del 1999) non si è dedicato a tempo pieno al corso di formazione.

SENTENZA

nel giudizio di responsabilità, iscritto al n. 66724 del registro di Segreteria, instaurato a istanza della Procura Regionale della Corte dei Conti per la Regione Campania nei confronti della Sig.:

M.B., nata a S. (R.) il (…) e residente in P. (N.), alla via I^ T. M., n. 7, rappresentata e difesa, giusta mandato a margine della memoria di costituzione e difesa depositata il 23 marzo 2016, dall’avv. Lorenzo Roccasalva Capasso e con questi elettivamente domiciliata in Napoli al Corso Vittorio Emanuele, n. 115 presso lo Studio Legale Associato Aleni;

VISTO l’atto di citazione della Procura Regionale depositato presso questa Sezione Giurisdizionale il 31-10-2014;

VISTA la memoria di costituzione depositata presso la Segreteria di questa Sezione Giurisdizionale dalla Difesa della convenuta;

VISTI gli altri atti di giudizio;

CHIAMATA la causa nella pubblica udienza del giorno 20 luglio 2017, con l’assistenza del segretario dott.ssa Francesca CERINO, sentiti il relatore consigliere dott.ssa Benedetta COSSU, il rappresentante del pubblico ministero in persona del Sostituto Procuratore Generale dott. Michele Conforti e l’avvocato Roccassalva Capasso;

Svolgimento del processo

Con atto di citazione depositato in data 31 ottobre 2014 e ritualmente notificato il 3 aprile 2015, la Procura regionale – previa contestazione dell’addebito mediante invito a dedurre ex art. 5 L. n. 19 del 1994 notificato il 24.4.2014 – ha chiamato in giudizio dinanzi a questa Sezione la dottoressa M.B. per sentirla condannare al pagamento in favore della Regione Campania, in via principale, della somma di Euro 23.206,80, e in via subordinata, della somma di Euro 2.902,13, oltre accessori.

Il requirente ha esposto di essersi attivato a seguito di un’informativa della Guardia di Finanza di Pozzuoli del 2 maggio 2012, integrata da successive note allegate in atti, nella quale si comunicava, oltre alla sussistenza di alcune ipotesi di reato (truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche -art. 640 bis c.p. – indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato -art. 316- ter c.p. e redazione ed uso di falsa auto-certificazione/dichiarazione sostitutiva di atto notorio – artt. 46 e 47 D.P.R. n. 445 del 2000 in relazione all’art. 483 c.p), una fattispecie di danno erariale in capo alla Dottoressa B.

In particolare, la Procura ha contestato all’odierna convenuta di aver percepito, nel periodo 29.12.2003-19.12.2005, somme di denaro per un importo complessivo lordo di Euro 23.217,80 a titolo di borsa di studio per essere stata ammessa a partecipare al corso di formazione specifica in medicina generale, pur svolgendo, negli anni 2004-2005, attività di sostituzione di un medico pediatra con il servizio sanitario nazionale e attività libero professionale presso la “Servizi Medici Aziendali Servizi sanitari” srl (d’ora in avanti S.M.A. srl).

Secondo le prospettazioni attoree, tale condotta si porrebbe in contrasto con l’articolo 24, comma 3, D.Lgs. 17 agosto 1999, n. 368, e s.m.i. ai sensi del quale è previsto che “la formazione a tempo pieno, implica la partecipazione alla totalità delle attività mediche del servizio nel quale si effettua la formazione, comprese le guardie, in modo che il medico in formazione dedichi a tale formazione pratica e teorica tutta la sua attività professionale per l’intera durata della normale settimana lavorativa e per tutta la durata dell’anno”.

Il danno subito dalla Regione Campania per aver erogato le predette somme a titolo di borsa di studio all’odierna convenuta sarebbe derivato, secondo la Procura, proprio dallo svolgimento di attività professionale remunerata nello stesso periodo nel quale la Dottoressa B. era stata ammessa a partecipare al corso di formazione specifica.

Sempre secondo le prospettazioni della Procura, la convenuta avrebbe agito con dolo, in quanto, nonostante, come comprovato dalla presentazione della dichiarazione sostitutiva di atto notorio del 5.1.2004, fosse consapevole dell’incompatibilità prevista dall’art. 24 D.Lgs. n. 368 del 1999, avrebbe svolto attività libero professionale.

Il danno è stato quantificato dalla parte attrice nelle somme corrisposte a titolo di borsa di studio al lordo delle ritenute fiscali negli anni 2004 e 2005 per un importo pari ad Euro 23.217,80. In via subordinata, la Procura, con una valutazione equitativa ex art. 1226 c.c., ha quantificato il danno in Euro 2.902,13, pari ai 3/12 del valore annuale della borsa di studio e riferito alle giornate in cui è comprovato per tabulas che la convenuta svolgeva attività libero professionale.
Con memoria depositata il 23 marzo 2016 si è costituita in giudizio la dottoressa M.B., con il patrocinio dell’avvocato Lorenzo Roccasalva Capasso, il quale, in punto di fatto: 1) ha precisato che il corso di formazione in medicina generale frequentato dalla propria assistita ha avuto durata biennale dal 29 dicembre 2003 al 19 dicembre 2005, e non triennale come dedotto dalla Procura attrice; 2) ha contestato la veridicità della dichiarazione resa dalla dottoressa A. (recte A.M.C. – medico pediatra che ha sostituito l’odierna convenuta) in sede di sommarie informazioni ex art. 351 c.p.p. allegato all’informativa della Guardia di Finanza di Pozzuoli n. 30613 del 21.1.2014. Tale dichiarazione sarebbe smentita dal certificato rilasciato dalla ASL NA2 NORD prot. n. (…) del 2 maggio 2014 nel quale il Direttore Sanitario del distretto n. 35 ha attestato che l’odierna convenuta ha sostituito la dottoressa C. “esclusivamente dal 1 agosto 2005 al 6 agosto 2005”, per un numero di giorni pari a 6 nel periodo di sospensione per ferie del corso di formazione in medicina generale frequentato dalla dottoressa B.; 3) ha, altresì, contestato, la veridicità dell’affermazione secondo cui l’attività di collaborazione libero-professionale prestata presso la S.r.l. S. si sarebbe protratta per il triennio 2003-2005 con una media di quattro-sei giorni al mese con orario 14.20-21, avendo la Dottoressa B. prestato la propria opera presso il predetto centro in modo sporadico ed occasionale e sempre al di fuori dell’orario del corso (dopo le 14.30) un periodo dedotto l’erroneità.
In diritto, l’avvocato Roccasalva ha eccepito la prescrizione quinquennale dell’azione di responsabilità in quanto il danno contestato si sarebbe verificato tra il 2003 ed il 2005 e, non potendo ravvisarsi nella fattispecie un suo occultamento doloso, alla data di notifica dell’invito a dedurre intervenuta il 24 aprile 2014, la prescrizione sarebbe maturata per decorrenza di oltre un quinquennio dal pagamento dell’ultima rata della borsa di studio.

Nel merito, ha chiesto il rigetto della domanda attorea in quanto infondata.

Motivi della decisione

1. In via pregiudiziale, la Sezione è chiamata ad occuparsi dell’eccezione di prescrizione dell’azione di responsabilità sollevata dalla difesa della convenuta e basata sulla considerazione che l’invito a dedurre, primo atto interruttivo del termine quinquennale di prescrizione, è intervenuto solo il 24 aprile 2014, mentre i fatti contestati e forieri di danno erariale si sono verificati tra il 2003 ed il 2005.

L’eccezione non merita accoglimento per le seguenti considerazioni.

Nella fattispecie in esame il Collegio ritiene che il dies a quo del termine di prescrizione quinquennale dell’azione di responsabilità coincida, ai sensi dell’articolo 2935 c.c. (alla stregua del quale “la prescrizione comincia a decorrere dal giorno in cui ildiritto può essere fatto valere”), con la data di conclusione dell’attività investigativa svolta dalla Guardia di Finanza, non essendo l’Amministrazione danneggiata prima di tal data, in condizione di avvedersi del comportamento antigiuridico della convenuta e del danno da esso derivato (cfr.in termini, Corte dei conti, Sez. giur. Campania 928/2015, Sez. Lombardia 7/2014 e 23/2014).

Dagli atti di causa emerge che l’attività investigativa svolta dalla Guardia di Finanza si è conclusa con la relazione prot. n. (…) del 2 maggio 2012, acquisita dalla Procura contabile in data 10.5.2012 (successivamente integrata dalle relazioni prot. n. (…) del 21/4/2014; n. (…) del 1472/2014; n. (…) del 17/4/2014) , e che il primo atto interruttivo del termine quinquennale di prescrizione previsto dall’articolo 1, comma 2, L. n. 20 del 1994, è costituito dall’invito a dedurre notificato alla convenuta il 24.4.2014. Con la notifica dell’atto di citazione il 3.4.2015 il termine di prescrizione è stato, infine, interrotto, per tutta la durata del giudizio, ai sensi degli articoli 2943 e 2945 c.c.

2. Passando alla trattazione del merito, ritiene il Collegio che, sussistendo tutti i presupposti della responsabilità amministrativa, la pretesa attorea meriti accoglimento nei limiti e nei termini che seguono.

2.1. In relazione al profilo dell’antigiuridicità della condotta, il Collegio rileva che lo svolgimento da parte del medico corsista di attività lavorativa durante il periodo del corso di formazione in medicina generale, si pone in evidente contrasto con la disciplina normativa di riferimento costituita dal D.Lgs. 17 agosto 1999, n. 368 come modificata dal D.Lgs. 8 luglio 2003, n. 277, nonché da circolari e decreti ministeriali appresso indicati.

In particolare, l’articolo 24 D.Lgs. n. 368 del 1999, dopo aver previsto, ai commi 1 e 2, che il diploma di formazione specifica in medicina generale (necessario ai fini dell’espletamento dell’attività di medico chirurgo nell’ambito del S.S.N.) si ottiene a seguito di un corso della durata di tre anni, comportante un impegno dei partecipanti a tempo pieno con obbligo della frequenza delle attività didattiche teoriche e pratiche, ha statuito, al comma 3, che “la formazione a tempo pieno, implica la partecipazione alla totalità delle attività mediche del servizio nel quale si effettua la formazione, comprese le guardie, in modo che il medico in formazione dedichi a tale formazione pratica e teorica tutta la sua attività professionale per l’intera durata della normale settimana lavorativa e per tutta la durata dell’anno”. L’articolo 34, comma 1, D.Lgs. n. 368 del 1999 cit. ha, inoltre, previsto l’obbligo del rispetto del tempo pieno per la formazione specialistica dei medici ammessi alle scuole universitarie di specializzazione in medicina e chirurgia, consentendo al medico specializzando e al laureato in medicina e chirurgia partecipante al corso di formazione specifica in medicina generale di poter esercitare le attività di cui all’articolo 19, comma 11, della L. 28 dicembre 2001, n. 448 (sostituzioni a tempo determinato in guardie mediche notturne, festive e turistiche).

Il Ministero della Salute con D.M. dell’11 settembre 2003, contenente il bando per il concorso pubblico per l’ammissione al corso di formazione specifica per il triennio 2004-2006, all’articolo 13 ha previsto che “al medico durante tutto il periodo di formazione specifica in medicina generale è corrisposta, in ratei mensili, da corrispondere almeno ogni due mesi, una borsa di studio dell’importo annuo complessivo di Euro 11.603,50 (undicimilaseicentotre/50)” (comma 1) e che “la corresponsione della borsa è strettamente correlata all’effettivo svolgimento del periodo di formazione” (comma 2).

Ed inoltre, le circolari del Ministero della Salute n. 03/Dirp/IV/26221/9963 del 16.12.2003 e n. 18024/P del 31.05.2004 hanno precisato che ” … il concetto di formazione a tempo pieno comporta di per sè la totale inibizione di ogni attività lavorativa, dipendente, libero professionale, convenzionale o precaria con il Servizio Sanitario Nazionale o enti e istituzioni pubbliche o private. D’altro canto, ai medici tirocinanti viene corrisposta una borsa di studio per tutta la durata della formazione. A sostegno di questa tesi interviene sia il comma 4, dell’articolo 24 del D.Lgs. n. 368 del 1999 che impone ai medici già titolari di un rapporto di pubblico impiego il collocamento in posizione di aspettativa senza assegni, sia il successivo articolo 40 che disciplina l’istituto dell’incompatibilità nell’ambito della formazione specialistica”; 2) ” … le uniche attività concesse ai medici in formazione sono quelle ex articolo 19, comma 11, L. n. 448 del 2001 e s.m. …”.

Infine, sempre il Ministero della Salute, mediante l’articolo 11 del D.M. 7 marzo 2006, recante ” Principi fondamentali per la disciplina unitaria in materia di formazione specifica in medicina generale”, ha ulteriormente precisato che “la formazione a tempo pieno implica la partecipazione alla totalità delle attività mediche del servizio nel quale si effettua la formazione, comprese le guardie, in modo che il medico in formazione dedichi a tale formazione pratica e teorica tutta la sua attività professionale per l’intera durata della normale settimana lavorativa e per tutta la durata dell’anno. Conseguentemente, è inibito al medico in formazione l’esercizio di attività libero-professionali ed ogni rapporto convenzionale, precario o di consulenza con il Servizio sanitario nazionale o enti e istituzioni pubbliche o private, anche di carattere saltuario o temporaneo. Durante la frequenza del corso è, altresì, esclusa la contemporanea iscrizione o frequenza a corsi di specializzazione o dottorati di ricerca, anche qualora si consegua tale stato successivamente all’inizio del corso di formazione specifica in medicina generale. A tal fine e prima dell’inizio dei corso di formazione, le regioni o province autonome provvedono a far sottoscrivere a tutti i tirocinanti dichiarazioni sostitutive di atto notorio ai sensi della L. 4 gennaio 1968, n. 15, e successive modificazioni, attestanti la non sussistenza di cause di incompatibilità ovvero dichiarazioni di rinuncia ai suddetti rapporti incompatibili”.

2.1.1. Delineato il quadro normativo di riferimento, ritiene il Collegio che non sia connotata da antigiuridicità la condotta contestata dalla Procura relativa alle prestazioni rese dall’odierna convenuta per effettuare le sostituzioni, nell’arco del periodo 29.12.2003/19.12.2005, della dottoressa C.A.M., medico pediatra convenzionato in quanto l’articolo 19, comma 11, L. n. 448 del 2001 ammette per i laureati in medicina e chirurgia abilitati, anche durante il corso di formazione specifica in medicina generale, la sostituzione a tempo determinato di medici convenzionati con il Servizio Sanitario nazionale.

2.1.2. Viceversa, ritiene il Collegio che sia connotata da antigiuridicità la condotta contestata dalla Procura contabile alla dottoressa B. relativa allo svolgimento di attività libero professionale presso la casa di cura privata S.- S.M. sanitari srl nello stesso periodo nel quale ha percepito la borsa di studio per il corso di formazione in medicina generale.

Dalla documentazione depositata in atti risulta che la Dottoressa B. ha partecipato al concorso indetto con bando nazionale dell’11 settembre 2003, classificandosi al 122 posto della graduatoria ed è stata ammessa al corso di formazione specifica in medicina generale presso l’Azienda sanitaria locale NA 2 NORD che ha avuto inizio il 29 dicembre 2003. Risulta, altresì, agli atti (cfr. all. 1 alla relazione della Guardia di Finanza del 2/5/2012) che la Dottoressa B., in data 5 gennaio 2014, ha presentato all’ASL NA 2 NORD la dichiarazione di assenza di cause di incompatibilità ai sensi del D.M. 23 dicembre 1997, art. 11 e di rinuncia a tutti gli eventuali rapporti ritenuti incompatibili con la frequenza al corso.

In relazione al rapporto con la S.- S.M. sanitari srl risulta, altresì, che la dottoressa B. ha sottoscritto in data 28.10.2002 un accordo di lavoro libero professionale con la S.- S.M. sanitari srl e che già da prima dell’inizio del corso di formazione in medicina generale eseguiva prestazioni medico-professionali per le quali veniva remunerata.

Tale condotta, a partire dalla data di inizio del corso di formazione specifica in medicina generale al quale la convenuta era stata ammessa a decorrere dal 29.12.2003 e per tutto il termpo della sua durata, si pone in contrasto con il divieto previsto ex lege dalle richiamate fonti primarie e dai successivi chiarimenti forniti con circolari esplicative e decreti ministeriali.

Il divieto di svolgere attività libero professionale da parte del medico che è stato ammesso a partecipare al corso di formazione specifica in medicina generale previsto nella citata disposizione legislativa discende da una valutazione ex ante che il legislatore ha ritenuto di porre in essere per il conseguimento di una finalità di interesse pubblico, quale è quella della massima preparazione, sia a livello teorico sia pratico, da parte di professionisti cui affidare la cura di uno dei più importanti valori, quale è la salute, riconosciuti e tutelati anche a livello costituzionale (cfr. art. 32 Cost).

2.3. Risulta sussistente nella fattispecie oggetto del presente giudizio anche il nesso di causalità in quanto è dallo svolgimento di attività libero professionale da parte della dottoressa B. che è derivato il danno per l’Azienda Sanitaria locale consistente nell’erogazione di somme a titolo di borsa di studio ad un medico corsista che, contravvenendo ad una specifica disposizione di legge (i.e. artt. 24, comma 1 e 34, comma 1 secondo periodo, D.Lgs. n. 368 del 1999) non si è dedicato a tempo pieno al corso di formazione.

Per quanto riguarda l’elemento soggettivo, ritiene il Collegio che sussista nel caso di specie la colpa grave e non il dolo in quanto per la configurabilità di quest’ultimo non è sufficiente porre in essere una condotta antigiuridica, ma è anche necessaria una concreta volontà di determinare un evento dannoso ( cfr. SS. RR. N. 56 del 10/6/1997).

Nel caso in esame, dalla già richiamata dichiarazione resa dal dottoressa B. in data 29 dicembre 2003 al momento dell’ammissione al corso di formazione, emerge che ella fosse a conoscenza dell’incompatibilità prevista ex lege tra l’attività libero professionale e la frequenza al corso di formazione; da tale circostanza non ritiene il Collegio che si possa però far derivare, anche perché non è stato provato dalla parte attrice, che l’odierna convenuta abbia voluto determinare un danno all’Azienda sanitaria locale di Salerno.

3. Passando, infine, alla quantificazione dal danno che la Procura ha calcolato nelle somme pagate negli anni 2004 e 2005 dall’Azienda sanitaria locale alla dottoressa B. che ammontano a complessivi Euro 23.217,80 lordi, ritiene il Collegio che l’importo da addebitare vada computato al netto delle ritenute fiscali. Ciò in quanto deve tenersi conto del solo importo effettivamente erogato alla convenuta (nel caso di specie pari ad Euro 18.852,85 come risulta dalla nota della Guardia di Finanza del 2/5/2012), quale somma dalla stessa effettivamente “lucrata” ai danni della Regione Campania, in violazione della normativa riguardante le incompatibilità per i medici partecipanti ai corsi di formazione in medicina generale, e non potendosi, per contro, considerare le ritenute fiscali, comunque recuperate all’erario (in termini, Corte Conti, Sez. III, n. 273/2014; sulla necessità di attenersi all’importo dei ratei mensili netti della borsa di studio , in fattispecie del tutto analoghe alla presente, vedasi, tra le altre, Corte Conti, Sez. giur. Lombardia, nn. 7 e 23 del 2014).

Nondimeno, ritiene il Collegio che, tenuto conto della partecipazione della Dottoressa B. alla prevista formazione e in conformità agli orientamenti della più recente giurisprudenza contabile in materia (Corte Conti, Sez. II, n. 1005/2016; id., Sez. giur. Liguria, n. 109/2015), facendo uso del potere riduttivo di cui all’art. 52, comma 2, del R.D. n. 1214 del 1934, di quantificare in Euro 11.311,68 il danno da porre a carico della convenuta (pari al 60 per cento dell’importo complessivo netto di Euro 18.852,85 dalla stessa percepito).

4. Conclusivamente, alla luce di tutto quanto sopra visto, va disposta la condanna della dottoressa B. al pagamento, a favore della Regione Campania, della somma complessiva di Euro 11.311,68, già comprensiva di interessi e rivalutazione monetaria.

Le spese di giudizio seguono la soccombenza e sono liquidate come da dispositivo.

P.Q.M.

la Corte dei Conti
Sezione Giurisdizionale per la regione Campania
1. RIGETTA l’eccezione di prescrizione;
2. CONDANNA la dottoressa M.B. al pagamento, in favore della Regione Campania, dell’importo netto di Euro 11.311,68, comprensivo di interessi e rivalutazione monetaria.
Il predetto soggetto è, poi, tenuto al pagamento, nei confronti dell’erario, delle spese di giustizia che si liquidano in Euro 286,76.
Così deciso in Napoli, nella camera di consiglio del giorno 20 luglio 2017.
Depositata in Cancelleria 12 dicembre 2017.