Svendere le azioni all’interno del gruppo di appartenenza al valore nominale e non a quello di mercato: una brutta abitudine posta in essere da molte aziende italiane, che grazie a questo piccolo stratagemma sono riuscite fino a ieri a scaricare le imposte, cioè a pagare meno tasse. Un’abitudine che la Corte di Cassazione, attraverso la sentenza 11659 dello scorso 20 maggio, ha dichiarato reato di elusione. Nella sentenza, infatti, la Suprema Corte ha precisato che nella valutazione della legittimità di un’operazione di vendita di titoli azionari è necessario guardare non solo al valore nominale ma va accertato, nel complesso, se l’unico scopo è il risparmio di imposta.

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