Il paziente perde la causa se manca la precisazione che l’informazione sulle complicanze lo avrebbe indotto a non sottoporsi all’intervento

La violazione, da parte del medico, del dovere di informare il paziente, può causare due diversi tipi di danni: un danno alla salute, sussistente quando sia ragionevole ritenere che il paziente, su cui grava il relativo onere probatorio, se correttamente informato, avrebbe evitato di sottoporsi all’intervento e di subirne le conseguenze invalidanti, nonchè un danno da lesione dell’autodeterminazione in se stesso, il quale sussiste quando, a causa del deficit informativo, il paziente abbia subito un pregiudizio, patrimoniale o non patrimoniale (ed, in quest’ultimo caso, di apprezzabile gravità), diverso dalla lesione del diritto alla salute.

Con specifico riferimento all’ipotesi di intervento eseguito correttamente, dal quale siano tuttavia derivate conseguenze dannose per la salute, ove tale intervento non sia stato preceduto da un’adeguata informazione del paziente circa i possibili effetti pregiudizievoli, il medico può essere chiamato a risarcire il danno alla salute solo se il paziente dimostri, anche tramite presunzioni, che, se compiutamente informato, avrebbe verosimilmente rifiutato l’intervento.

La necessità, per il paziente, di allegare nell’atto di citazione (e dimostrare) che, se correttamente informato, avrebbe scelto di non sottoporsi all’intervento è  il necessario presupposto per il risarcimento del danno alla salute (e ciò indipendentemente dal fatto che la condotta medica sia stata colposa o non colposa). ( avv. ennio grassini – www.dirittosanitario.net )

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Paziente sottoposto a sperimentazione clinica: puo’ esistere a carico della società farmaceutica una responsabilità contrattuale da “contatto sociale”?

Per poter configurare una responsabilità contrattuale della casa farmaceutica, occorre individuare un inadempimento (o inesatto adempimento) rispetto ad un’obbligazione che si possa ritenere assunta dalla stessa nei confronti del paziente, ancorchè eseguita per il tramite di ausiliari; in difetto, risulta predicabile unicamente una responsabilità extracontrattuale.

Nè un siffatto rapporto di ausiliarietà fra medici sperimentatori e casa farmaceutica può essere presunto per il solo fatto che tale ultima sia stata promotrice della sperimentazione, dovendosi accertare in concreto, in base alla concreta conformazione della convenzione di sperimentazione fra la casa farmaceutica produttrice del farmaco e la struttura ospedaliera nel cui ambito si è svolta la sperimentazione (mediante la somministrazione del farmaco ai pazienti), se vi sia stata partecipazione – anche mediata – della casa farmaceutica al reclutamento e alla gestione dei pazienti sottoposti alla cura sperimentale, tale da consentire di qualificare la struttura ospedaliera e i medici “sperimentatori” come ausiliari della prima, in modo da poter predicare la responsabilità della società farmaceutica ai sensi degli artt. 1218 e 1228 c.c..

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Lecito l’esercizio di un’attività professionale sanitaria non medica ( attività di fisioterapia ) all’interno di uno studio polimedico

Sul piano sistematico-teleologico, l’art. 8, comma 1, del DCA n. 107 del 20 dicembre 2019, laddove accosta espressamente gli studi polimedici agli «studi medici, odontoiatrici e delle altre professioni sanitarie, singoli o associati», e laddove contempla espressamente gli studi polimedici «che erogano prestazioni di assistenza specialistica anche riabilitativa», lascia intendere, da un lato, come negli studi polimedici possano esercitarsi – al pari degli studi medici e odontoiatrici – non solo le professioni medico-odontoiatriche, ma anche le altre professioni sanitarie, e, d’altro lato, come proprio le prestazioni di assistenza specialistica riabilitativa possano costituire una naturale e sinergica articolazione organizzativa delle strutture in parola.

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Responsabilità medica: pericoloso rivolgersi ad altri sanitari

La Cassazione nega il risarcimento al paziente che, per l’effetto dell’intervento di altri medici, non è riuscito a ricostruire il nesso di causalità
medico sanità dottore vaccino

Il collegamento tra prestazione medica e disturbi
Interventi successivi di altri medici
L’incidenza di altri interventi medici

Il collegamento tra prestazione medica e disturbi

Se non vi è nesso causale tra la prestazione del medico e i disturbi accusati dal paziente, è inutile che il giudice chiamato a giudicare la colpa medica si soffermi a esaminare i profili soggettivi della eventuale responsabilità del professionista.
Non ha dubbi un proposito la Corte di cassazione, che si è confrontata con la questione nella pronuncia numero 15108/2021 qui sotto allegata.

Interventi successivi di altri medici

Si pensi al caso in cui il quadro clinico del paziente risulti alterato dai successivi interventi di altri professionisti: in tale ipotesi non è possibile accertare il nesso di causalità tra la prestazione professionale del sanitario e i disturbi dell’assistito, che quindi, non può essere risarcito.
Il medico, del resto, non può rispondere di danni che non sono con certezza riconducibili alla sua originaria prestazione.

L’incidenza di altri interventi medici

Nel caso di specie, a essere contestato in giudizio era l’operato di un dentista, accusato dal paziente di non aver eseguito a regola d’arte le prestazioni odontoiatriche richieste.
Il presunto danneggiato, infatti, lamentava che dopo l’intervento del sanitario aveva iniziato ad accusare dei fastidiosi scricchiolii alla mandibola, acufeni e vertigini e che, quindi, si era dovuto rivolgere a un altro professionista.
Proprio l’intervento del nuovo sanitario gli ha però precluso il risarcimento: non è stato possibile ricostruire il nesso causale e il paziente, in Cassazione, invece di impugnare le statuizioni in merito all’eziologia del danno, si è soffermato sulla presunta violazione delle regole in materia di riparto dell’onere probatorio.
Dichiarata inammissibile la sua impugnazione, l’uomo non potrà che rinunciare al risarcimento.

Fonte: https://www.studiocataldi.it/

Una ritardata diagnosi di carcinoma al pancreas ha un’influenza causale rilevante rispetto all’evento morte

n tema di nesso causale nei reati omissivi impropri, non può escludersi la responsabilità del medico il quale colposamente non si attivi e contribuisca con il proprio errore diagnostico a che il paziente venga conoscenza di una malattia tumorale laddove, nel giudizio controfattuale, vi è l’alta probabilità logica che il ricorso ad altri rimedi terapeutici, o all’intervento chirurgico, avrebbe determinato un allungamento della vita, che è un bene giuridicamente rilevante anche se temporalmente non molto esteso.

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Torquati Assicurazioni
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