I criteri per individuare la natura subordinata del rapporto di lavoro svolto da un medico presso una clinica privata

La natura subordinata del rapporto di lavoro svolto da un medico presso una clinica privata, ove non è agevole fare riferimento agli ordinari parametri della sottoposizione al potere direttivo e disciplinare del datore, può legittimamente desumersi dalla natura delle mansioni assegnate al professionista, qualora prive di autonomo contenuto professionale, giacché interamente predeterminate dai sanitari sopraordinati e meramente esecutive delle loro prescrizioni. Rileva in tal senso l’organizzazione, da parte di detti sanitari sovraordinati, del servizio, dei turni e delle sostituzioni del prestatore (nonché nella specie l’ordine reso alla professionista di prestare servizio anche in reparti diversi da quello della propria specializzazione.)
(altro…)

L’ abilitazione all’esercizio della professione di medico va conseguita non oltre la data di inizio delle attività didattiche della scuola di specializzazione

E’ corretto ritenere che ai giovani medici, interessati ai corsi di specializzazione, debbano assicurarsi tempi di attesa ragionevoli e il più possibile brevi, ma senza che siano ammissibili, a questo scopo, eccezioni ai principi di imparzialità e certezza delle situazioni giuridiche, in rapporto ai quali sono fissati – come avviene per ogni procedura concorsuale – termini perentori, per la maturazione dei requisiti di accesso previsti dalla legge.

Nel caso di specie, la normativa di riferimento di rango primario è l’art. 2, comma 433, della legge n. 244 del 2007, nel quale è con nettezza affermato che l’ ammissione alle scuole di specializzazione è riservata ai soli laureati in medicina che – non solo abbiano superato le prove del concorso per l’accesso alle SSM – ma che abbiano altresì conseguito l’abilitazione all’esercizio dell’attività professionale “entro la data di inizio delle attività didattiche di dette scuole, immediatamente successiva al concorso espletato”.

Le prescrizioni sopra riportate sono vincolanti e non possono essere contestate, se non sollevando questione di costituzionalità: questione che, ad avviso del Collegio, appare comunque manifestamente infondata.

(altro…)

Corso di formazione in MG: la accettazione della partecipazione al corso quale sovranumerario, preclude la richiesta di borsa di studio.

Come precisato dall’ Adunanza della Sez. I del 13 marzo 2019:
“Il legislatore ha inteso differenziare l’accesso al corso di laurea in medicina e chirurgia e l’accesso alle scuole di specializzazione rispetto al concorso per l’accesso alla formazione in medicina generale. Del resto, le specializzazioni post lauream non presentano affinità rispetto alla procedura selettiva per l’accesso alla formazione in medicina generale. (omissis) Il corso di formazione in medicina generale rappresenta l’unica specializzazione post lauream la cui organizzazione e gestione è affidata, ai sensi del D.Lgs. n. 368 del 1999, agli enti territoriali, che devono provvedervi determinando i posti disponibili sulla base del proprio fabbisogno e delle risorse utilizzabili. Infatti, le spese per il pagamento delle borse di studio nonché gli altri oneri finanziari connessi alla realizzazione del corso gravano sulle finanze regionali, tramite la quota del fondo sanitario nazionale a destinazione vincolata, assegnata loro dal Ministero della salute.
Ne discende che l’accettazione dell’ammissione al corso sulla base della disposizione ‘sovranumeraria’ prevista dalla legge regionale per le esigenze di medici di medicina generale valutata dalla regione, assume valenza di ‘acquiescenza’ di fatto.

(altro…)

Riconducibilità del farmaco omeopatico al concetto di “medicinale”

Il reato di commercio o somministrazione di medicinali guasti di cui all’art. 443 cod. pen. sussiste anche nel caso in cui ad essere detenuti per la messa in commercio o somministrati siano farmaci omeopatici, in quanto riconducibili al concetto di medicinale, stante l’ampia definizione fornita dall’art. 1, comma 1, lett. a). d.lgs. n. 219 del 2006.

(altro…)

La distinzione tra la attività qualificata di primo soccorso e quella di pronto soccorso

E’ errata in diritto la affermazione secondo cui il primo soccorso sarebbe svolto da operatori non professionali e da personale non medico in base al D.Lgs. n. 81 del 2008.
Come emerge anche dalla giurisprudenza civile anche i medici possono essere adibiti ai servizi di primo soccorso o di primo intervento Per altro, il D.P.R. 25 gennaio 1991, n. 41, art. 22, prevede esplicitamente che nell’ambito delle attività delle A.s.l. i medici possano essere destinati allo svolgimento di “interventi di assistenza e primo soccorso esterni al presidio ospedaliero, per trasferimenti assistiti a bordo di ambulanze attrezzate e/o per attività di coordinamento organizzativo dell’emergenza presso apposite centrali operative”.
Ciò perchè il servizio di pronto soccorso è quello che si svolge negli ospedali secondo l’art. 13 (Servizio di pronto soccorso) del D.P.R. n. 27 marzo 1969, n. 128.

(altro…)

Le contestazioni di inappropriatezza e le decurtazioni applicate dall’A.S.L. devono trovare puntuale smentita nelle allegazioni della casa di cura.

Affinché l’adito giudice amministrativo possa sindacare la censurata valutazione tecnico-discrezionale di inappropriatezza dei ricoveri entro il rigoroso perimetro della macroscopica erroneità e/o della manifesta illogicità, è necessario, da parte di chi ne abbia interesse, l’assolvimento di un onere di allegazione particolarmente puntuale, che vada a contestare e scardinare i presupposti fattuali dell’anzidetta valutazione tecnico-discrezionale o, ancora, che vada a dimostrare l’erronea applicazione delle regole tecniche di settore, così da dimostrare che il giudizio sotteso all’atto impugnato non è semplicemente opinabile, bensì ictu oculi errato e/o illogico.

Ad un simile risultato la parte può addivenire soltanto attraverso un puntuale, approfondito, dettagliato onere di allegazione, facendosi carico, cioè, di evidenziare per ciascuna contestazione mossa dall’amministrazione quali sono gli elementi di fatto erroneamente considerati (e perché) e/o quali sono le regole specialistiche (di tipo medico o di altra natura) che non sono state rispettate (e perché).

Ove siano implicati giudizi e valutazioni specialistici da parte dell’amministrazione è evidente che una contestazione puntuale dovrà essere verosimilmente supportata da un riscontro di tipo tecnico, chiaro e preciso, che offra all’organo giudicante lo spunto per mettere in discussione quanto ritenuto dall’amministrazione, servendosi, a sua volta, per le cognizioni che esso non possegga, di un ausilio di tipo peritale, attraverso gli istituti della verificazione o della consulenza tecnica. (altro…)