Servizi di emergenza 118: la Regione non puo’ unilateralmente modificare le regole relative all’accesso e alla frequenza del corso, nonché al valore del titolo conseguito

Una disciplina normativa così minuziosa e articolata ( d.lgs.vo n. 368 del 17 agosto 1999) la quale costituisce attuazione di precise direttive europee, che sono finalizzate a garantire il rispetto di standards uniformi in materia del conseguimento di un titolo utilizzabile in tutti i paesi europei, in considerazione della libera circolazione dei servizi, non può essere derogata con un provvedimento amministrativo.

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Non spetta al primario di chirurgia od al chirurgo operatore il controllo diretto sul sangue

Non spetta al primario di chirurgia, nè al chirurgo operatore effettuare direttamente il controllo sul sangue, nè la regolare tenuta dei registri o la verifica della preventiva sottoposizione a tutti i test sierologici richiesti dalla legge della sacche di sangue trasfuse, in quanto si tratta di controlli di competenza del centro trasfusionale, che trasmette al reparto richiedente le sacche di sangue e plasma regolarmente etichettate, il che presuppone la tracciabilità del donatore come risultante dai registri alla cui tenuta è obbligato il centro trasfusionale, ed il superamento dei test obbligatori.

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L’abilitazione all’esercizio dell’attività di psicoterapeuta non puo’ essere apprezzata alla stregua di un titolo di specializzazione

Se in termini generali l’art. 3 L. n. 56 del 1989 prescrive per l’abilitazione all’attività di psicoterapeuta il conseguimento di una vera e propria specializzazione quadriennale “presso scuole di specializzazione universitaria o presso istituti a tal fine riconosciuti” , la ricorrente non risulta tuttavia in possesso di siffatta specializzazione, essendo abilitata all’esercizio della professione “in deroga a quanto previsto dall’articolo 3” e per effetto di una speciale legittimazione prevista a beneficio dei laureati entro l’anno accademico 1992-1993, in forza di un regime normativo transitorio, applicabile sino al quinto anno successivo alla data d’ingresso in vigore della L. n. 56 del 1989 (cfr. in proposito il relativo art. 35, comma 3).

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La impugnazione delle sanzioni per ricoveri inappropriati innanzi al GO

Se è vero che “la disciplina dei controlli anche sull’appropriatezza dei ricoveri spetta ad un atto autoritativo e vincolante di programmazione e di organizzazione di competenza regionale, e non già ad una fase concordata e convenzionale”, tuttavia quando non sia questo atto generale e autoritativo a formare oggetto dell’impugnazione – quale espressione di “vigilanza e controllo nei confronti del gestore” (art. 133, comma 1, lett. c, c.p.a.) – riemerge la giurisdizione del giudice ordinario, cui è rimesso il giudizio di congruità dell’attività svolta in concreto dalla struttura sanitaria rispetto ai parametri fissati dall’autorità regionale, che si traduce pur sempre nella verifica dell’adempimento delle prestazioni sanitaria cui la struttura è obbligata.

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I criteri per individuare la natura subordinata del rapporto di lavoro svolto da un medico presso una clinica privata

La natura subordinata del rapporto di lavoro svolto da un medico presso una clinica privata, ove non è agevole fare riferimento agli ordinari parametri della sottoposizione al potere direttivo e disciplinare del datore, può legittimamente desumersi dalla natura delle mansioni assegnate al professionista, qualora prive di autonomo contenuto professionale, giacché interamente predeterminate dai sanitari sopraordinati e meramente esecutive delle loro prescrizioni. Rileva in tal senso l’organizzazione, da parte di detti sanitari sovraordinati, del servizio, dei turni e delle sostituzioni del prestatore (nonché nella specie l’ordine reso alla professionista di prestare servizio anche in reparti diversi da quello della propria specializzazione.)
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L’ abilitazione all’esercizio della professione di medico va conseguita non oltre la data di inizio delle attività didattiche della scuola di specializzazione

E’ corretto ritenere che ai giovani medici, interessati ai corsi di specializzazione, debbano assicurarsi tempi di attesa ragionevoli e il più possibile brevi, ma senza che siano ammissibili, a questo scopo, eccezioni ai principi di imparzialità e certezza delle situazioni giuridiche, in rapporto ai quali sono fissati – come avviene per ogni procedura concorsuale – termini perentori, per la maturazione dei requisiti di accesso previsti dalla legge.

Nel caso di specie, la normativa di riferimento di rango primario è l’art. 2, comma 433, della legge n. 244 del 2007, nel quale è con nettezza affermato che l’ ammissione alle scuole di specializzazione è riservata ai soli laureati in medicina che – non solo abbiano superato le prove del concorso per l’accesso alle SSM – ma che abbiano altresì conseguito l’abilitazione all’esercizio dell’attività professionale “entro la data di inizio delle attività didattiche di dette scuole, immediatamente successiva al concorso espletato”.

Le prescrizioni sopra riportate sono vincolanti e non possono essere contestate, se non sollevando questione di costituzionalità: questione che, ad avviso del Collegio, appare comunque manifestamente infondata.

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