Responsabilità medica: ginecologo assolto se il feto sarebbe morto comunque

Per la Cassazione, va assolto dal reato di omicidio colposo il ginecologo sulla cui condotta non è stata raggiunta la soglia della rilevanza causale
La Cassazione con la sentenza n. 8864/2020 (sotto allegata) chiarisce che se non è stata raggiunta la soglia probatoria della rilevanza della condotta del ginecologo, accusato di non aver praticato in tempo un cesareo, cagionando la morte del feto, il medico deve andare assolto con la formula “per non aver commesso il fatto.”

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La valutazione della colpa penale tra la legge ” Balduzzi ” e la l egge “Gelli”

In sintesi, sotto la vigenza del D.L. n. 158 del 2012, poteva assumere rilievo, escludendo la illiceità penale, tanto una colpa (lieve) per l’adesione a linea guida inadeguata, sia una colpa (lieve) nell’adesione, ovvero applicando le raccomandazioni contenute nelle linee guida (genus nel quale potrebbe farsi rientrare, oltre all’adattamento alle specificità del caso concreto – cd. adempimento imperfetto – anche l’errore di esecuzione).
Nel nuovo quadro definito dall’art. 590-sexies c.p., invece, la non punibilità può essere riconosciuta solo al sanitario che abbia fatto applicazione di linee guida correttamente individuate come appropriate, e che abbia errato nella loro applicazione.
Di qui la necessità, per il giudice che si trovi a dover dare rilievo al fenomeno successorio, ove la colpa consista proprio nell’errore nella scelta – non ostativo all’applicazione del D.L. n. 158 del 2012, art. 3, comma 1 – di valutare la misura della esigibilità della corretta opzione. Diversamente, andrà valutata la misura della esigibilità della corretta attuazione.

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Perdita di “chance” : i limiti alla risarcibilità della perdita della capacità di concorrenza rispetto ai medici dello stesso settore specialistico

Con riguardo alla perdita di “capacità di concorrenza” professionale, anche perché allegato in termini generici e non circostanziati dal ricorrente, il danno da perdita di chance non può essere in concreto ravvisato e risarcito, in quanto non provato, atteso che il potere del Giudice di ricorrere alla via equitativa ex art. 1226 cod. civ. attiene, come è noto, al “quantum”, ferma restando la prova, che incombe sull’attore, dell’esistenza di un danno (prova che nella specie non è stata fornita)-
In definitiva il ricorrente non ha allegato nè provato circostanze di fatto o elementi statistici/probabilistici atti a dimostrare quale sarebbe stata la sua prospettiva professionale post-specializzazione e/o i redditi che avrebbe potuto conseguire una volta avviata la vera e propria professione di medico-specialistica.
Non può inoltre trascurarsi, in via generale, che allontanandosi temporalmente dal verificarsi dell’evento perturbatore, assumono rilevanza anche le possibili scelte alternative di organizzazione della propria vita (personale e professionale) che il singolo ha comunque nella sua disponibilità e che ha la libertà, ma anche l’onere, di assumere per porre rimedio alla situazione di difficoltà lavorativa, pur addebitabile al fatto ingiusto altrui.

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Servizi di emergenza 118: la Regione non puo’ unilateralmente modificare le regole relative all’accesso e alla frequenza del corso, nonché al valore del titolo conseguito

Una disciplina normativa così minuziosa e articolata ( d.lgs.vo n. 368 del 17 agosto 1999) la quale costituisce attuazione di precise direttive europee, che sono finalizzate a garantire il rispetto di standards uniformi in materia del conseguimento di un titolo utilizzabile in tutti i paesi europei, in considerazione della libera circolazione dei servizi, non può essere derogata con un provvedimento amministrativo.

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Non spetta al primario di chirurgia od al chirurgo operatore il controllo diretto sul sangue

Non spetta al primario di chirurgia, nè al chirurgo operatore effettuare direttamente il controllo sul sangue, nè la regolare tenuta dei registri o la verifica della preventiva sottoposizione a tutti i test sierologici richiesti dalla legge della sacche di sangue trasfuse, in quanto si tratta di controlli di competenza del centro trasfusionale, che trasmette al reparto richiedente le sacche di sangue e plasma regolarmente etichettate, il che presuppone la tracciabilità del donatore come risultante dai registri alla cui tenuta è obbligato il centro trasfusionale, ed il superamento dei test obbligatori.

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L’abilitazione all’esercizio dell’attività di psicoterapeuta non puo’ essere apprezzata alla stregua di un titolo di specializzazione

Se in termini generali l’art. 3 L. n. 56 del 1989 prescrive per l’abilitazione all’attività di psicoterapeuta il conseguimento di una vera e propria specializzazione quadriennale “presso scuole di specializzazione universitaria o presso istituti a tal fine riconosciuti” , la ricorrente non risulta tuttavia in possesso di siffatta specializzazione, essendo abilitata all’esercizio della professione “in deroga a quanto previsto dall’articolo 3” e per effetto di una speciale legittimazione prevista a beneficio dei laureati entro l’anno accademico 1992-1993, in forza di un regime normativo transitorio, applicabile sino al quinto anno successivo alla data d’ingresso in vigore della L. n. 56 del 1989 (cfr. in proposito il relativo art. 35, comma 3).

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