Il segretario generale Mannino è intervenuto a Bologna a un seminario sulla specificità fiscale cooperativa e sulla sua distintività rispetto agli altri modelli di impresa

Analizzare e commentare approfonditamente la recente sentenza della Corte di Giustizia del Lussemburgo sulle cooperative. Coglierne le implicazioni per il futuro delle cooperative italiane. Valutare come si evolve il rapporto tra diritto italiano e diritto comunitario sulle cooperative: questi erano gli scopi del seminario dell’Accademia delle Scienze che si è svolto a Bologna dal titolo “Cooperative e società – differenze strutturali e di scopo e logica di un trattamento fiscale agevolativo”.

Il seminario era presieduto dal prof. Paolo Mengozzi, avvocato generale della Corte di Giustizia dell’Unione europea, e le relazioni sono state svolte dai professori Gustavo Visentini, Livia Salvini, Luigi Filippo Paolucci, Adriano Di Pietro.

Il punto di vista della cooperazione è stato rappresentato dall’intervento di Vincenzo Mannino.

Concorde la valutazione di avviare riflessioni e proposte per puntare ad iniziative che diano maggiore coerenza e stabilità all’ordinamento cooperativo, nel rispetto del diritto comunitario ma valorizzando specificità e realtà della cooperazione italiana.

Il segretario generale Mannino «Ci sono molti aspetti positivi e vitali che la cooperazione deve far valere a proprio favore: la necessità di compensare vincoli e oneri maggiori che per altre società, la capacità di produrre esternalità positive maggiori, la gestione democratica, l’attività imprenditoriale non per profitti, la solidarietà intergenerazionale. Tuttavia – dice Mannino – il carattere principale e costituti volo è quello di un’impresa costituita per finalità mutualistiche e che perciò si organizza come società cooperativa. Su queste basi bisogna costruire per il futuro un ordinamento armonioso e moderno, che consenta maggiore dinamismo alle cooperative».

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