Il punto di Confcooperative dopo l’approvazione al Senato del maxiemendamento sulla manovra

Dopo l’approvazione al Senato, il maxiemendamento sulla manovra finanziaria approda alla Camera, dove appare scontata l’approvazione senza che possano essere apportate modifiche al testo.

Come più volte affrontato in questi giorni la manovra ha previsto un inasprimento fiscale a carico delle cooperative. Si tratta di una decisione grave e che conferma, nel governo e nella maggioranza, un’incomprensione e una sottovalutazione della realtà cooperativa e la mancanza di un suo interesse  per la crescita e l’occupazione campi in cui, anche durante la crisi, la cooperazione ha fatto di più e meglio degli altri. Rinviamo a questo proposito (alle note pubblicate sul portale del 2 settembre, 30 agosto, 23 – 24 agosto).

Un trattamento che, per alcuni settori, è particolarmente punitivo, così come è stato evidenziato anche dal consiglio di presidenza straordinario svoltosi ieri a Palazzo Alicorni. La nuova imponibilità sugli utili cambia così: consumo al 68%; produzione lavoro al 43%; credito cooperativo al 34%; agricole al 23%; sociali al 3%.

Le principali misure, tra le altre, contenute in manovra riguardano: il taglio alle spese dei ministeri: 8,5 miliardi in due anni; una sforbiciata di 9,2 miliardi a carico di Comuni, Province e Regioni; il congelamento del Tfr per i dipendenti pubblici che andranno in pensione anticipatamente, dovranno attendere due anni per riscuotere la buonuscita; il contributo di solidarietà del 3% per i redditi oltre i 300.000 euro; una maggiore elasticità nei contratti aziendali; l’innalzamento dal 20% al 21% dell’IVA; recupero forzoso delle somme del condono tombale del 2002; armonizzazione al 20% delle rendite finanziarie; il programma di accorpamento degli enti previdenziali; l’aumento di imposta di bollo sui soldi inviati all’estero; robin tax per le società del settore energetico; vendita degli immobili della Difesa.

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