Da dove proviene quello che arriva sulle nostre tavole? Con quali sostanze viene trattato il nostro pasto? E come si fa a sapere se tra gli ingredienti ci sono allergeni? Finalmente tutte e molte altre di queste informazioni potranno essere conosciute dai consumatori grazie al nuovo regolamento dell’UE, riguardante l’etichettatura e la sicurezza alimentare.

L’introduzione di questa normativa, infatti, dovrebbe consentire ai singoli di effettuare delle scelte maggiormente consapevoli nell’acquisto dei prodotti: le novità introdotte sono svariate e vanno dalle tabelle nutrizionali alle indicazioni sulle confezioni, fino ad arrivare a regolamentare anche le stesse dimensioni delle etichette, spesso troppo piccole per permettere al consumatore la lettura.

Ma andiamo nel dettaglio della previsione europea. D’ora in avanti, sarà obbligatorio indicare chiaramente il paese di provenienza per carne latte e derivati; le tabelle nutrizionali dovranno riportare in maniera chiara il contenuto energetico degli alimenti confezionati e le percentuali di grassi, acidi grassi saturi, carboidrati, proteine, zuccheri e sale; la presenza di allergeni dovrà essere indicata in grassetto nella lista degli ingredienti per gli alimenti confezionati: tale regola varrà non solo per i cibi industriali, ma anche per quelli serviti nelle mense, nei ristoranti o nei self service.

Per quanto riguarda le indicazioni considerate “fuorvianti” per il consumatore, gli imballaggi e la presentazione dei prodotti non dovranno indurre in errore rispetto agli ingredienti utilizzati per la produzione; la dicitura “prodotto ricomposto” diventerà obbligatoria per gli alimenti ottenuti dalla combinazione di diverse parti animali.

Il primo passo verso una maggior trasparenza e sicurezza alimentare è stato fatto: tutti quei consumatori che non vedono l’ora di visionare la lista completa degli ingredienti dei prodotti che acquistano, però, dovranno aspettare ancora po’. Il regolamento prevede un termine per le aziende produttrici di 5 anni per adattarsi alla normativa: parecchie polemiche sono sorte per la concessione di questo periodo, considerato troppo lungo. Bisogna comunque sottolineare come molte ditte si siano già adeguate da tempo alle indicazioni della Comunità Europea in questa materia.

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